Bloccati da 6 giorni in Spagna, quegli italiani che non riescono tornare a casa

C’è un gruppo di italiani che inizia a dubitare che davvero andrà tutto bene. Sono i nostri connazionali abbandonati da sei giorni in Spagna, senza aiuti, prospettive, interlocutori. La loro odissea inizia la sera del 10 marzo, quando vengono cancellati i voli di rientro in Italia a causa dell’emergenza Covid-19. Per aggirare il cordone sanitario, Alitalia propone a chi deve tornare a Roma l’acquisto di un biglietto con quattro scali intermedi in paesi in pieno contagio: Parigi, Berlino, Francoforte, Verona, per un totale di 14 ore di volo e 1900 euro di biglietto. Una spesa insostenibile per la maggior parte dei passeggeri.

Venerdì la situazione peggiora ulteriormente quando anche la Spagna mette in atto misure restrittive. Per i pagamenti non viene più accettato denaro contante e alcune regioni fissano una multa di 60 mila euro per chi viene sorpreso in auto per strada. I negozi chiudono e il cibo inizia a scarseggiare. Chi non è ancora riuscito a ripartire non può più uscire dall’aeroporto, un luogo affollatissimo, in potenziale balia dell’epidemia.

Tra professionisti, turisti, studenti Erasmus, pare che siano 5600 gli italiani ancora bloccati in Spagna. Alcuni nuotatori sono riusciti a rientrare grazie alle auto a noleggio messe a disposizione dalla nostra federazione sportiva, mentre è ancora a Valencia la stilista Livia Risi, figlia di Claudio e nipote di Dino. «Abbiamo scaricato l’app dell’unità di crisi del Ministero degli Esteri, che si è però rivelata completamente inutile», racconta la Risi.

«Abbiamo telefonato ad ambasciate e consolati, senza ricevere alcun aiuto. La Farnesina non ha nemmeno mai risposto al numero per le emergenze e vedo che tra i charter organizzati in queste ore per recuperare gli italiani rimasti all’estero la Spagna non è inclusa. Questa totale mancanza di considerazione da parte del mio paese mi dà un’incredibile senso di impotenza, che si sta trasformando in vero e proprio panico».

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