Canzoni e luci contro il virus, la resistenza dai balconi

Il virus avanza ma noi non stiamo fermi. Resistiamo cantando. E contro il buio della lunga notte in cui l’epidemia da Covid-19 rischia di precipitare il Paese, puntiamo candele, luminarie, lampadine, perfino le torce dei telefonini. Luci, luci ovunque e chissà che spettacolo l’Italia, così e tanto illuminata, vista dal satellite. Luci per far vedere al mondo “che l’Italia è viva, che noi italiani siamo vivi compatti e forti”, recitava l’invito rimbalzato, nel tam tam fittissimo iniziato ieri, via social e sui cellulari. L’idea è arrivata da Matera, dove i cittadini hanno creato un evento tramite social network chiamato “Applausi e luci per Matera”. Così, nella prima domenica dell’Italia chiusa per coronavirus, l’ormai consueto appuntamento quotidiano per il flash-mob dai balconi – ormai trasformatisi nelle trincee della nostra resistenza – è diventato doppio. Non solo canzoni alle 18 – come da due giorni a questa parte – non solo applausi per medici e infermieri – come a mezzogiorno di ieri – ma pure luci. Da accendere secondo le modalità consuete, senza derogare alle regole da rispettare per fermare la diffusione del contagio. E dunque ognuno da casa propria, ma nello stesso momento, per ritrovarsi insieme benché ciascuno stia sul suo balcone o affacciato alla sua finestra. Per illuminare la sera di questa domenica di metà marzo come in un gigantesco esorcismo collettivo contro i timori che scatena anche solo il pensiero dell’avanzata del “virus che toglie il respiro”, il buio dei nostri giorni recenti.

Occhi aperti nella notte triste. Candele, lampadine, torce, telefonini con lo schermo illuminato in mano per farsi coraggio a vicenda, per far capire al mondo che l’Italia, piegata dagli effetti del virus, non si spezza. L’Italia delle bandiere che sventolano dai balconi, delle lenzuola appese alle ringhiere con l’arcobaleno che invita alla speranza perché andrà tutto bene e da stasera anche l’Italia delle luci. Segno tangibile della volontà di non cedere le armi al nemico invisibile eppure così insidioso da farci sentire assediati appena fuori la porta di casa, della speranza da opporre alla disperazione. Perché, sì, il bollettino della Protezione civile registra un aumento, finora progressivo, del numero dei contagi e dei morti, dalla Lombardia continuano a levarsi allarmi perché stanno finendo i posti in rianimazione e gli ospedali sono vicini al limite, ma la luce vince sul buio e il cielo è sempre più blu.

Proprio questa è la canzone scelta per l’appuntamento in musica, il flash-mob canoro da finestre e balconi, del pomeriggio. Dopo l’istituzionale inno di Mameli, due giorni fa, e l’ariosa “Azzurro” del duo Conte-Celentano, di ieri, oggi dai terrazzi, tre ore prima dell’appuntamento fissato

per la “grande illuminata”, è stata intonata, stonata, cantata, urlata la canzone di Rino Gaetano. Tra le più “livella” – in riferimento alla celebre e molto amata poesia di Totò – delle canzoni italiane, dai più interpretata come un messaggio di speranza, l’invito a considerare l’esistenza di una prospettiva positiva, ad alzare gli occhi dal grigio del presente per guardare in alto perché, appunto, “il cielo è sempre più blu”. Centinaia e centinaia, come nei giorni scorsi, hanno aderito da ogni parte d’Italia. In tuta, in pigiama e vestaglia, uomini in ciabatte e donne coi capelli raccolti da mollettoni, altri in tiro perché in si sta in casa, va bene la quarantena e tutto, ma alla storia sul social non si rinuncia e va bene la clausura domestica, ma non ci si può mostrare così tanto “in borghese”.

Hanno cantato tutti insieme, da Nord a Sud, passando per il Centro e nelle isole, da Montesacro a Roma alla Chinatown milanese, dai rioni popolari ai quartieri bene delle città, all’unisono – seppure a distanza e barricati in casa – come in un gigantesco coro. E poi, l’applauso finale, e, poco dopo, i video postati sui social con gli hashtag #restiamolontanimauniti e, il mantra di questi giorni di quarantena, #andratuttobene. Foto, video e post che registrano volti, pensieri e parole della resistenza canora. C’è chi come nei giorni scorsi si accompagna con i coperchi di due pentole, chi batte il tempo col triangolo, chi invece della versione classica sceglie la cover di Giusy Ferreri, chi improvvisa una session di batteria in terrazzo. Cantano le famiglie e gli anziani soli, i bambini e gli adulti, si canta nei paesi piccoli e nelle città grandi, all’estero e pure nella casa del Grande Fratello vip, dove i concorrenti dell’edizione in corso hanno intonato la canzone di Gaetano tutti insieme – “anche se sono stonatissimi”, ha ironizzato qualcuno su Twitter. 

Anche oggi, dunque, seppure a distanza di sicurezza l’Italia tutta intera, barricata in casa, si è ritrovata unita contro il nemico comune. Per confortarsi nel proposito di non arrendersi, per dirsi che la resistenza, seppure a suon di canzoni, ha comunque un senso, che il giorno della liberazione arriverà. E sarebbe bellissimo, come ha fatto notare qualcuno sui social, coincidesse con il 25 aprile.

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