Col decreto anticoronavirus spunta la beffa dei polli allo spiedo: “Chiusi ma vendiamo cibo”

TORINO. Tre dipendenti denunciati. Sfornando polli allo spiedo, avrebbero violato il reato oggi più noto ai più, diventato famoso grazie al Coronavirus: inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. I gestori di tre punti vendita della catena dei Girarrosti Santa Rita sono stati denunciati dalla polizia municipale per non aver rispettato il divieto anti contagio del Presidente del Consiglio. Secondo i vigili urbani quei negozi vanno considerati alla stregua di «ristoranti» e non come macellerie o minimarket. «Solo a Torino può capitare una cosa del genere. Altrove i negozi sono aperti regolarmente. Qui veniamo denunciati e costretti a chiudere. A Milano non abbiamo avuto problemi. A Torino sedici punti vendita si ritrovano con le serrande abbassate e 200 dipendenti in bilico» dice il titolare della catena, Roberto Valentini.

La bufera dello spiedo. È deciso ad andare fino in fondo Valentini. «I vigili hanno sbagliato – tuona l’imprenditore, dopo aver scritto mail al Comune e alla Prefettura – Nei miei negozi non ci sono tavoli per consumare cibo in loco. Come tutti gli alimentari in attività, abbiamo contingentato gli ingressi. Anzi, a dirla tutta offriamo condizioni igieniche migliori di un supermercato: da noi non si utilizzano i carrelli». A fronte delle denunce, per garantire un minino di attività, si sono attrezzati per incrementare le consegnare a domicilio.

«Alla radice del problema – afferma il legale della catena, l’avvocato Carlo Mussa – c’è un’interpretazione errata della norma. Ma è un’assurdità che penalizza un’attività imprenditoriale in un momento di grave difficoltà per tutti. La polizia municipale ritiene che si tratti di attività di ristorazione e quindi hanno proceduto applicando il decreto del Presidente del Consiglio. Ma non è così».

Controlli a tappeto? Accanimento? In cinque giorni la polizia municipale ha ispezionato 340 esercizi commerciali, adottando solo una manciata di provvedimenti. Ce l’avete con i girarrosti Santa Rita? «Ma no. Nessuno ce l’ha con loro – ribatte Emiliano Bezzon, comandante della polizia municipale – Secondo noi quei negozi sono dei laboratori di trasformazione del cibo e come tali devono restare chiusi al pubblico. Possono però offrire servizi di delivery». Ma non vanno considerati allo stesso modo delle gastronomie? «Stiamo facendo una miriade di controlli sul territorio per garantire l’osservanza del decreto. Ci siamo confrontati con altri Comuni e anche loro hanno applicato le norme allo stesso modo. Se un’autorità superiore ci dice che abbiamo sbagliato, ne prenderemo atto. Al momento crediamo di aver ragione». Serrande abbassate e spiedi spenti.

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