Von der Leyen striglia i governi della sua Ue

Anadolu Agency via Getty Images

BRUSSELS, BELGIUM – MARCH 13: European Commission President Ursula von der Leyen, Executive Vice President of the European Commission for a Europe Fit for the Digital Age and European Commissioner for Competition, Margrethe Vestager (not seen) and EU Commissioner as Executive Vice President for an Economy that Works for People Valdis Dombrovskis (not seen) hold a joint press conference on coronavirus (Covid-19) crisis in Brussels, Belgium on March 13, 2020. (Photo by Dursun Aydemir/Anadolu Agency via Getty Images)

Un altro videomessaggio su twitter, è il secondo nel giro di pochissimi giorni. Ma stavolta Ursula von der Leyen non parla all’Italia, bensì all’Europa. Di fatto, striglia gli Stati membri dell’Unione che stanno chiudendo le frontiere per blindarsi contro il coronavirus, a partire dal suo paese: la Germania, che oggi ha chiuso i confini con Francia, Austria, Svizzera, Danimarca. Quello di Von der Leyen è un vero e proprio appello: “Avremo successo se adottiamo un’azione coordinata”, dice, dopo aver elencato misure precise per tentare di reagire alla potenza di Covid-19 e dopo aver convinto, almeno questo, Francia e Germania a sbloccare l’export delle mascherine verso l’Italia: la Commissione aveva minacciato una procedura contro Parigi e Berlino.  

Tra gli annunci di portata inedita, la scelta della Commissione di limitare l’export europeo del materiale protettivo ai paesi extra-Ue. Perché mascherine e altri strumenti di protezione devono essere “condivisi” tra gli Stati europei, spiega.

E’ una decisione storica e dal valore altamente simbolico perché è un provvedimento di carattere europeo, che si impone sugli egoismi degli Stati nazionali e punta a rafforzare l’Unione Europea anche rispetto al resto del mondo.

“Oggi abbiamo adottato un sistema di autorizzazione all’esportazione per queste attrezzature (mediche, ndr) – sono le parole della presidente della Commissione europea – Ciò significa che queste esportazioni al di fuori dell’Ue devono essere autorizzate dai governi dell’Unione Europea”. Cioè dal Consiglio europeo a 27.

Inoltre von der Leyen chiede di lasciare le frontiere aperte al trasporto delle merci, per poter inviare materiale medico-sanitario dove serve e per fare in modo che le aziende dispongano della componentistica per produrlo. “Oggi ne ha bisogno l’Italia – dice – ma in poche settimane ne avranno bisogno anche altri paesi europei”.

Domani la Commissione presenterà la “linee guida” per i controlli sanitari alle frontiere, in modo da stabilire regole uniche per tutti gli Stati.

Le misure annunciate oggi da von der Leyen sono il terzo intervento da parte della Commissione contro il coronavirus nel giro di una settimana. Venerdì scorso, la presentazione del pacchetto economico che di fatto apre le porte alla sospensione del Patto di stabilità e crescita, anche se su questo domani e dopodomani discuteranno i ministri delle Finanze nelle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. Ma, abbandonato l’atteggiamento iniziale abbastanza distaccato da quella che sembrava una guerra solo italiana, ora von der Leyen è in prima linea per fare di questa storia una storia europea.

Ci è riuscita bacchettando Francia e Germania sul blocco dell’export delle mascherine. Resta da vedere come reagiranno gli Stati nazionali sul resto. Di certo, tra le altre cose, il coronavirus è anche l’arma della Commissione europea per ristabilire un po’ di ordine in Europa, recuperando il potere di Palazzo Berlaymont sugli Stati membri che in questi anni hanno consentito all’Unione di andare avanti solo per inerzia e divisa. 

“Dopo l’appello della presidente della Commissione Europea nessun governo assuma iniziative per limitare le forniture di materiale sanitario o adotti misure unilaterali per limitare la libera circolazione nello spazio europeo – commenta il presidente dell’Europarlamento David Sassoli – La battaglia è europea e dev’essere condotta con un forte coordinamento da parte degli organi dell’Unione. Solo così si potranno aiutare i cittadini europei ad affrontare questa sfida. Basta andare in ordine sparso”.

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